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secondo Trimestre 2012

17/04/2012  L'editoriale di Edouard Carmignac  

Parigi, 10 aprile 2012

 

Gentile Signora, Egregio Signore,

un amico americano un giorno mi confidò il motivo del suo profondo affetto nei confronti del nostro paese. “Amo la Francia perché i francesi non si sopportano l’un l’altro. Questa antipatia condivisa garantisce l’inerzia del paese e ne preserva il tenore di vita”.

La triste campagna elettorale che stiamo subendo sta sbandierando i dissidi interni. In un momento in cui le problematiche cruciali legate alla competitività e alla riduzione del debito, ampiamente cadute nel dimenticatoio, richiedono un sussulto nazionale, assistiamo ad una acutizzazione delle tensioni, in particolare verso gli imprenditori e verso gli immigrati.

Se si escludono alcune figure emblematiche, sottolineate ad nauseam dalla stampa, la ricchezza in Francia e in Europa non viene più ereditata. Gli imprenditori detengono la quasi totalità dei grandi patrimoni e questa ricchezza non è stata rubata ma è stata costituita ed abbondamente ridistribuita alla collettività sotto forma di nuovi posti di lavoro e di prelievi fiscali e sociali d’ogni genere. Le PMI, come è noto, sono le principali creatrici di posti di lavoro. Si desidera veramente scoraggiare gli imprenditori ed accelerare la loro fuga all’estero? Forse al modello tedesco si preferisce quello greco, dove la fuga di talenti all’estero ha trasformato il paese, un tempo industrioso, in un’oasi per pensionati e turisti?

L’integrazione degli immigrati rimane la ferita aperta della società francese e il dramma che si è consumato a Tolosa non è altro che un doloroso richiamo. La diversità etnica del nostro paese dovrebbe essere un punto di forza, non un handicap. È nostro compito raddoppiare gli sforzi per una riorganizzazione profonda dei sistemi educativi, di formazione e di assunzione, per accelerare il processo di integrazione. Forse a quel punto ci si renderà conto che le fissazioni di alcuni sull’immigrazione celano un problema rilevante: la fuga dei cervelli. Dobbiamo continuare ad accettare che oltre un terzo dei laureati delle Grandes Écoles abbandonino la Francia nei tre anni successivi al completamento degli studi?

La cancellazione del debito pubblico è sinonimo di futuro. Porrà fine all’aggravarsi della sperequazione principale che affligge i nostri paesi invecchiati: la disuguanglianza intergenerazionale. Pagare il conto dei nostri sprechi è compito nostro, non dei nostri figli o dei nostri nipoti. Tutti dobbiamo adoperarci per realizzare questo obiettivo di equità. Il ruolo dei nostri politici è di prepararci a ciò. Un’impresa difficile in un paese dove quasi la metà degli elettori è costituita da pensionati o dipendenti statali… Eppure non sarebbe per forza un suicidio politico visto lo scarso interesse che trapela dai sondaggi.

Mobilitiamo le energie su questi temi nobili e sinonimi di futuro. Basta con la discordia. È il prezzo che dovremo pagare per migliorare il benessere collettivo e preservare il tenore di vita che così tanti paesi ci invidiano.

Distinti saluti.

Edouard Carmignac

Edito primo Trimestre 2012 Edito primo Trimestre 2011